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"I risultati reali ci vedono prendere, al primo turno, più voti di quanti ne prenderà, al secondo, il nostro avversario"
Leggo sulla cronaca locale di un quotidiano, che il sen. Cicolani, nel corso della riunione che si è svolta venerdì scorso, avrebbe rivelato i dati di un sondaggio che mi avrebbero dato un 28% all'inizio della campagna elettorale, gap che sarebbe stato colmato grazie alle liste civiche.
Non sono a conoscenza dei dati che il coordinatore provinciale del PdL ha reso noti, gli unici sondaggi di cui ho avuto contezza erano due: una prima analisi in cui veniva chiesto il gradimento e la conoscenza dei vari possibili candidati, nel quale, se non ricordo male, tranne Cicchetti, che mi sopravanzava di un paio di punti percentuale, gli altri cosiddetti 'big' del centrodestra, tra cui alcuni autorevoli analisti di questi giorni, si trovavano in posizione molto distante, con percentuali che, in alcuni casi, a malapena superavano le due cifre; ed un secondo sondaggio che mi poneva in una forbice tra il 38 e il 42 per cento, con un dato preoccupante su Rieti, città dove il mio avversario superava il 52 per cento.
Tutto questo prima della campagna elettorale, nel corso della quale le rivelazioni disegnavano un quadro di crescita del consenso con il crescere del grado di conoscenza del sottoscritto, per giungere ad un risultato di sostanziale parità alla fine del primo turno. Questi gli inutili dati dei sondaggi. Ci sono, poi, i risultati reali che ci vedono prendere, al primo turno, più voti di quanti ne prenderà, al secondo, il nostro avversario, nonostante l'alleanza con i centristi, ma che vedono il centrodestra perdere circa il 25 per cento degli elettori, dimostrando una totale assenza di struttura e di coinvolgimento, non dei candidati delle liste civiche che, anzi, in alcuni casi sono rimasti i soli a presidiare i territori, ma di alcuni autorevoli esponenti del PdL, più affaccendati a chiedermi quali ruoli avrebbero avuto in caso di vittoria, piuttosto che a chiamare gli elettori.
Per tanto, se a qualcuno può servire dire che abbiamo perso perché il candidato era sbagliato, faccia pure, la politica ha tempi lunghi, e ci saranno altre occasioni per questi leader, l'importante è che abbiano il coraggio di metterci la faccia in prima persona, non nascondendosi in liste bloccate, listini, o giocando battaglie individuali nel mercato delle preferenze, ma scendendo in campo in competizioni in cui, oltre le clientele ed i favori, conta la politica, oltre che il saper parlare in italiano, ovviamente.
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